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Bruno Bruchi La sua visione fotografica

Vorrei concludere questa serie di articoli sui fotografi a cui mi ispiro con una intervista a Bruno Bruchi, un professionista serio e competente che con la sua cultura e la sua sensibilità è stato per me un maestro e continua ad essere una grande fonte di ispirazione 
bruno bruchi fotografo professionista
Bruno, ci racconti come hai iniziato il tuo percorso di fotografo?
Ho iniziato spinto dalla passione, come ogni fotografo che si rispetti. In particolare ho iniziato a 18 anni unendo due mie passioni: la fotografia e l’automobilismo. Ho iniziato lavorando per un’agenzia di Bologna seguendo il campionato di rally in diversi paesi del mondo. All’epoca ero ancora un fotografo amatoriale e seguivo solo le mie passioni. Poi ho lavorato per qualche tempo in tipografia come responsabile di un reparto di fotolito (l’impianto che prepara la stampa tipografica) ma sempre continuando a coltivare la mia passione per la fotografia. Dopo aver seguito vari corsi nel 1992 ho deciso di diventare fotografo professionista

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Che tipo di corsi hai seguito?
Soprattutto workshop e corsi con fotografi di fama internazionale. Ho seguito ad esempio un corso con Alex Webb, importante fotografo dell’agenzia Magnum; un corso di stampa evoluta in bianco e nero con De Stefanis a Milano e molti altri.
Bruno Bruchi fotografo
Quindi nel 1992 diventi fotografo professionista…
Nel ’92 divento professionista con una certezza: lavorare con le agenzie e non con i privati. Ho sempre amato lavorare nell’editoria e fare libri oppure lavorare per le agenzie pubblicitarie come poi ho fatto. Nel mio portfolio infatti ci sono clienti come Mercedes,Carrefour,Mondadori, GSK,Pramac.
Come definiresti il tuo stile, se possiamo dargli una definizione?
Non è facile definire lo stile di un fotografo. Anche perché secondo me lo stile non è che il riassunto di quello che hai visto, percepito e apprezzato. A volte mi dicono che le mie fotografie sono riconoscibili. Questo mi fa piacere ma non saprei spiegare il perché, forse è perché dentro alle mie fotografie ci sono io, si ritrova il mio modo di vedere il mondo ma anche tutti i fotografi che mi sono piaciuti o le mostre di pittura o di arte contemporanea che ho visitato. Mi piace molto utilizzare la luce e modificare quella naturale. In fotografia usare la luce ambiente è la cosa più facile ma riuscire a modificarla invece che subirla è il massimo perché puoi ottenere dei risultati straordinari. Anche se nella mia carriera ho fatto anche il reporter, dove sei obbligato dalla situazione a utilizzare la luce naturale, preferisco lo stile americano a quello italiano.
Quale è il segreto per essere un buon fotografo?
Un fotografo deve essere colto e sensibile. Se un fotografo non ha una buona cultura, non ha studiato storia dell’arte, se non riesce ad apprezzare la bellezza dei fondi oro del ‘300 senese o non ha visitato gli Uffizi non può definirsi un fotografo. Resterà solamente una persona che usa una macchina fotografica.
C’è qualcuno a cui ti ispiri in modo particolare?
No. Mi piace dire che sono un onnivoro che si nutre di arte e bellezza. Ammiro dei fotografi contemporanei ma anche dei maestri della fotografia strepitosi che avevano un modo tutto particolare di usare la luce. 
Oggi anche grazie agli smartphone e alle nuove tecnologie ci sentiamo tutti un po’ fotografi ma cosa contraddistingue un professionista?
La differenza sta soprattutto nella tua sensibilità perché, anche nella stessa condizione di luce, nessuno scatterà mai una foto uguale a quella di un altro. Purtroppo oggi nascono tanti fotografi pensando che la fotografia sia un mezzo alla portata di tutti e in un certo senso lo è perché chiunque può riuscire a scattare una foto a fuoco e bene esposta. Tra questo ed essere un fotografo però c’è una bella differenza. Perché l’occhio del fotografo è quello che vede le cose che gli altri non vedono e visualizza la fotografia prima di scattarla. Inoltre un fotografo deve essere in grado di risolvere qualunque situazione: se domani esco per fare un servizio so che dovrò rientrare con la foto che cerco, che piova o sia sereno, che sia all’interno o all’esterno. Il risultato lo posso ottenere padroneggiando la tecnica e soprattutto lavorando sulla luce che è ciò che secondo me contraddistingue un professionista. Voler essere un fotografo senza conoscere la luce è come voler essere uno chef senza conoscere le materie prime: puoi anche saper fare un piatto di pasta ma se non padroneggi le materie prime rimarrai sempre un cuoco mediocre.
Bruno Bruchi fotografo
Cosa pensi del futuro della fotografia? 
Penso che la fotografia così come la intende la maggior parte delle persone sia morta. Oggi la fotografia sta vivendo veramente un periodo nero perché non c’è più la passione per l’immagine. O meglio, siamo sommersi da immagini che durano solo un soffio, se pubblico una fotografia su un social posso aspirare ad ottenere “like” per un paio d’ore ma poi sparisce senza lasciare traccia. Per me questo è drammatico…Mi ricordo che da giovane passavo le ore a guardare i libri di fotografia, soffermandomi su ognuna di ess, cercando di capire perché il fotografo avesse voluto scattarla in quel modo, con quella particolare inquadratura o quella determinata luce. Oggi tutto questo non conta più niente e si riduce tutto all’apparizione di un attimo.
Forse manca anche la voglia di comprendere cosa ci sia dietro a una foto ben fatta…
Si perché, per usare un termine fotografico, la fotografia è sovraesposta. Oggi chiunque può utilizzare questo mezzo di comunicazione senza conoscerlo. Inoltre ci sono tante persone che, solo perché hanno un po’ di passione si definiscono “fotografi” eppure nessuno si definirebbe un falegname solo perché ha l’hobby della falegnameria. In Italia il lavoro del fotografo non viene riconosciuto e apprezzato come invece avviene in altri paesi.
Che consiglio daresti, soprattutto ai più giovani, per iniziare ad apprezzare la buona fotografia?
Di studiare. Studiare l’arte, osservare non solo la fotografia ma anche la pittura e conoscere i fotografi che ci sono stati prima di noi. Penso a Mapplethorpe a Elio Luxardo ma anche a Cartier Bresson e a tutti coloro che hanno fatto la storia della fotografia. L’importante però è studiare perché oggi i ragazzi sono sempre a contatto con i social e il web e sono anche molto bravi nel gestire questi mezzi ma senza cultura si rischia di essere solo dei gusci vuoti. Non c’è un modo giusto o sbagliato di farlo l’importante è studiare e comprendere quello che abbiamo intorno cercando di crearsi un proprio gusto personale per osservare il mondo. Un tempo il mondo stava davanti alla macchina fotografica oggi invece sembra si sia spostato dietro: vediamo infatti tanti “selfie” e il mondo sfuocato sullo sfondo. Ecco, un fotografo dovrebbe avere sempre il mondo davanti all’obbiettivo altrimenti la fotografia si riduce a una dichiarazione di esistenza.
Bruno, tu sei un fotografo poliedrico ma c’è un settore a cui ti dedichi con più passione di altri?
Il mio sogno sarebbe quello di fare il fotografo del “National Geographic” e girare il mondo a fare fotografie. Purtroppo per vari motivi la mia carriera ha preso altre strade andando anche a toccare vari settori. Per questo cerco di fare tanta formazione per essere sempre al passo coi tempi, mi piace seguire i fotografi bravi sia in Italia che all’estero per capire le novità e trovare nuove idee e stimoli.
Quale è il tuo rapporto con la città di Siena?
Probabilmente la mia versatilità come fotografo dipende proprio dal mio rapporto con Siena. Essendo una piccola città non è pensabile lavorare in un solo settore perché rischi di morire di fame! Inoltre qui, non avendo la possibilità di noleggiare attrezzature o trovare servizi specialistici, devi acquistare tutto il materiale che ti serve. Io ho fatto proprio questo, ho acquistato tutto quello di cui avevo bisogno per riuscire a dare il massimo in ogni settore. 
Un’ultima domanda: ci dai un tuo pensiero sul lavoro di Gabriele Forti?
Gabriele è una persona molto sensibile e credo uno dei pochi veramente appassionati di fotografia. Penso che come me Gabriele non veda la macchina fotografica solo come uno strumento di lavoro ma come una parte di se stesso. Questo è molto importante perché quando fotografi non lo fai solo per il tuo cliente ma per creare qualcosa di bello, per dare una tua visione della realtà. Per questo motivo la macchina che usi deve essere uno strumento con cui ti senti a tuo agio, che ami e rispetti, quasi un prolungamento del tuo occhio. Ecco Gabriele Forti ha questa passione e cerca di esprimersi attraverso di essa cercando di costruire delle immagini personali. So che lui si ispira anche a me e questo mi fa davvero piacere, credo che da me abbia preso soprattutto la capacità di modificare e utilizzare la luce. Per come la vedo io,  ogni fotografo deve riuscire a trovare il proprio modo di fotografare creando un proprio stile personale e quello di Gabriele lo è. 

Credit: Alessandra Conforti

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